Nicola De Ritis: l’ultimo ufficiale vivente della Brigata Maiella (parte II)
Il 2 giugno è stato festeggiato a Bologna con l’inaugurazione di un monumento in pietra bianca (ideato dal pittore e scultore guardiese Luciano Primavera e realizzato dallo scultore Antonio Pizzi) dedicato ai partigiani della Brigata Maiella, che entrarono per primi nella città emiliana all’alba del 21 aprile 1945.
La Brigata Maiella fu l'unica formazione partigiana ad essere decorata di Medaglia d'Oro al Valore Militare alla bandiera per merito del più lungo e ampio ciclo operativo, continuando a lottare risalendo la penisola sino alla liberazione delle Marche, dell'Emilia-Romagna e del Veneto. Fu tra le pochissime formazioni partigiane aggregate all'esercito alleato dopo la liberazione dei territori d'origine.
Abbiamo colto questa occasione per intervistare Nicola De Ritis, già componente della “Brigata Maiella” e forse l’unico ufficiale vivente della gloriosa formazione partigiana abruzzese, che vive presso il “Centro Fraternitas” di Castel Frentano. Con lui abbiamo ricordato alcuni episodi significativi e dolorosi di quegli anni di guerra.
Nel gruppo della Brigata c’erano alcuni alpini e furono essi ad organizzare una rocambolesca fuga dalla chiesetta, ma calarsi dalla parte più scoscesa del “Pizzo” senza corde e senza chiodi era un’impresa pazzesca, quasi impossibile.
I più esperti ed i più robusti, allora, si posizionarono nei punti strategici e, formando una catena umana, aiutarono gli altri a calarsi lungo il dirupo. Ai più giovani era stato raccomandato, una volta scesi, di correre e di nuovo appiattirsi a terra per non essere colpiti. Così facendo riuscirono a sfuggire ai tedeschi ed un solo partigiano, quasi un ragazzo, rimase ferito.
(Ho incontrato in questi giorni l’amico Nicola De Ritis e nel rievocare questi episodi ancora oggi egli si commuove e i fatti dolorosi riaffiorano nonostante in tutti questi anni trascorsi abbia cercato di affievolirne il ricordo).
Nicola De Ritis: l’ultimo ufficiale vivente della Brigata Maiella (parte I)
Il 2 giugno viene festeggiato a Bologna con l’inaugurazione di un monumento in pietra bianca (ideato dal pittore e scultore guardiese Luciano Primavera e realizzato dallo scultore Antonio Pizzi) dedicato ai partigiani della Brigata Maiella, che entrarono per primi nella città emiliana all’alba del 21 aprile 1945.
La Brigata Maiella fu l'unica formazione partigiana ad essere decorata di Medaglia d'Oro al Valore Militare alla bandiera per merito del più lungo e ampio ciclo operativo, continuando a lottare risalendo la penisola sino alla liberazione delle Marche, dell'Emilia-Romagna e del Veneto. Fu tra le pochissime formazioni partigiane aggregate all'esercito alleato dopo la liberazione dei territori d'origine.
Abbiamo colto questa occasione per intervistare Nicola De Ritis, già componente della “Brigata Maiella” e forse l’unico ufficiale vivente della gloriosa formazione partigiana abruzzese, che vive presso il “Centro Fraternitas” di Castel Frentano. Con lui abbiamo ricordato alcuni episodi significativi e dolorosi di quegli anni di guerra.
Nicola De Ritis è nato a Pennadomo nel 1915.
Trasferitosi in tenera età a Roma vi compì il ciclo degli studi e vi trovò impiego alle dipendenze del Ministero del Tesoro, quale ispettore per il controllo delle monete.
Intorno agli anni ‘50 incontrò e sposò l’allora signorina Vera Costantini, castellina che viveva a Roma, ma che era proprietaria di una casa in via Germani.
Cominciò, quindi, a frequentare Castel Frentano e a soggiornarvi durante il periodo estivo. Raggiunta l’età della pensione vi si stabilì definitivamente poiché ne amava la tranquillità, il paesaggio e la cordialità della gente.
Franco ed amichevole, amava conversare con le persone e con me rievocava gli avvenimenti del periodo bellico relativi a tutto il nostro territorio.
Alcuni giorni fa, rovistando nella videoteca personale, ho ripescato un videoclip molto simpatico.
Era il 18 Settembre 2005 e, in occasione della festività di San Rocco, si organizzava un interessante evento: un volo in elicottero su Castel Frentano. Insieme ad alcuni amici non perdemmo l´occasione e ci recammo al campo sportivo della Vittoria dove era prevista la partenza. Era un pomeriggio assolato, senza vento, ideale per alzarsi in volo. Portai con me la telecamera per poter immortalare l´evento e riuscii a realizzare un breve videoclip.
Intervista all’amico Antonio Di Fazio, che con orgoglio racconta della passione per il mondo dei motori e dei traguardi raggiunti, grazie all’insegnamento di un grande Maestro come suo padre Giuseppe.
1)Da Responsabile d’officina nel lavoro, a pilota nel tempo libero. Da dove è nata questa passione per il mondo dei motori?
Tutto è iniziato grazie a mio padre. Sin da quando ero piccolo, lo seguivo nelle competizioni, sia in Germania che in Italia. La passione per le gare, per la meccanica e le auto c’è sempre stata, ma ho iniziato a competere da 10 anni, dopo la sua scomparsa. Anche se non c’è più, sento ancora la sua mancanza e uno dei modi per sentirlo vicino, è proprio quello di stare nel mondo dei motori e delle competizioni. Un mondo dove era molto conosciuto, e dove anche adesso si ricordano di lui quando vado a gareggiare. Spero che questa passione continuerà, anche se molto onerosa dal punto di vista economico. Mio padre e Vincenzo Abbonizio, avevano creato una società, la ditta ”Abbonizio e Di Fazio”, officina meccanica e carrozzeria, che si è sciolta nel 1990. Io nei periodi estivi andavo ad aiutare papà e allo stesso tempo imparavo il mestiere. Era una cosa che facevo con molta passione.
Intervista all’amico Sergio D’Antonio, che oltre ad essere appassionato di musica, è uno dei personaggi più attivi della comunità religiosa castellina. In questa breve, ma significativa conversazione, ha saputo toccare le “corde” giuste riuscendo a tresmettere quello che è il vero significato della fede e l’amore per la propria famiglia.
1. Come e quando è nata questa passione per la musica?