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Leon d'Oro
Di stranezze e facezie sulla toponomastica locale PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro Febbo   
martedì 16 giugno 2009
Con l’articolo odierno inizia la collaborazione prestigiosa con Pietro Febbo, ex sindaco di Castel Frentano, fondatore del periodico castellino degli anni ’80 “Sotto i Portici” ed appassionato di giornalismo.
 
Di stranezze e facezie sulla toponomastica locale
 
Si conservano vaghe e colorate leggende sull’origine dei nomi stabiliti per vie e piazze del nostro paese. Di quelli rimasti in uso e tramandati da intricate e a volte deformate memorie cercheremo approfondimenti; al momento ci limitiamo ad una divagazione, che spero piacevole, su alcuni stravaganti quadretti scalfiti e attaccati sui muri verso i quali lanciamo lo sguardo per avere cognizione del luogo ove ci troviamo.
Intanto cominciamo a correggere manipolazioni popolari, ahimè consolidate, frutti di una meticolosità didattica che ha pervaso lo spirito riformatore della toponomastica castellina.
L’insegna “via PUBLIO OVIDIO NASONE” ha generato variabili fuorvianti per cui la strada che attraversa Barbone (perché non denominarla così?) a volte è detta via Publio, frequentemente via Nasone, qualcuno non è certo che si tratti di via Ovidio. Medesima sorte è toccata a CAIO SALLUSTIO CRISPO. Il grande storico è compresso tra Crispo e Caio per finire gratinato in via Sempronio. L’importante è non chiamarla via Sallustio. Basta sfogliare le pagine bianche per verificare il comune stato confusionale in argomento.
E come vogliamo definire la grande attestazione di familiarità verso San CAMILLO DE LELLIS, il gigante della pietà cristiana? Al primo Ministro degli Infermi sulla locale lastra di pietra sono stati tolti repentinamente gli onori degli altari per essere confidenzialmente chiamato Camillo. E’ il caso di affrettarsi a ridare al Santo la sua dignità.
Sarebbe invece ragionevole ridimensionare “CORSO UMBERTO I”, che non è più corso poiché da tempo ha perso la sua originale rilevanza, forse nel passato era destinata al passeggio o era tradizionalmente importante per i negozi e per la sua collocazione urbanistica. Tuttavia su argomenti che riguardano i nostri trascorsi sarà produttivo sentire il parere del dr Michele Scioli, massimo studioso e apprezzato autore di fatti e vicende della nostra storia.
Concludo questa mia (in)utile digressione, facendo un cenno a quei nomi chiaramente corrispettivi di particolarità e di prerogative della zona di riferimento, ma che a mio avviso smarriscono  nella mutazione in lingua la loro originaria dialettale vivacità. Via UCCELLETTI ad esempio è nome derivato da “ciullette”, parola che potrebbe anche avere altri diversi significato e origine. Intanto sappiamo che conduceva a “li cardille”.
Spero di dare inizio in tema di toponomastica ad un dibattito, magari a favorire un sondaggio su idee e preferenze dei castellini, che leggono questo giornale da tutto il mondo. Una mia personale simpatia l’ho espressa all’inizio: via Ovidio dovrebbe essere denominata VIA BARBONE, per il fascino che suscita questa parola su vecchi e nuovi residenti. Ovviamente con tutto il rispetto per il poeta dell’amore (a Sulmona dicono che “Uviddie cocchie e scocchie”, cioè unisce e divide gli innamorati), che potrebbe essere traslocato in altra via altrettanto importante.                                       
                                                                      
   
Pietro Febbo
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