| Stefano e le armi della carità |
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| Scritto da Angelo Salvatore | |
| martedì 03 agosto 2010 | |
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Nel giorno delle celebrazioni per Santo Stefano Protomartire, proponiamo un breve approfondimento della figura del patrono di Castel Frentano
Stefano e le armi della carità
“Ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro Re Eterno, oggi celebriamo la passione trionfale del soldato (…) La carità dunque che fece scendere Cristo dal cielo sulla terra, innalzò Stefano dalla terra al cielo. La carità che fu prima nel Re, rifulse poi nel soldato. Stefano quindi per meritare la corona che il suo nome significa, aveva per armi la carità e con essa vinceva dovunque. Per mezzo della carità non cedette ai Giudei che infierivano contro di lui; per la carità verso il prossimo pregò per quelli che lo lapidavano. Con la carità confutava gli erranti perché si ravvedessero; con la carità pregava per i lapidatori perché non fossero puniti (…)”
Con queste parole di San Fulgenzio di Ruspe (Vescovo del VI secolo), che si leggono nella recita dell'Ufficio del 26 dicembre, vogliamo parlare della figura di Santo Stefano Protomartire, patrono di Castel Frentano, che viene festeggiato il 3 agosto.
Stefano è stato il primo a suggellare col proprio sangue la fede in Colui che per gli uomini dette il Suo sangue; Stefano è stato il primo a testimoniare con la morte la certezza nella vita eterna. La sua vita e in particolare la sua testimonianza è descritta negli Atti degli Apostoli (capitoli 6 e 7). Il suo Martirio è di fondamentale importanza, perché non ha nulla di inventato; Sant'Agostino infatti testimonia: “Mentre per gli altri Martiri, soltanto con molta fatica possiamo trovare gli Atti, per leggerli in occasioni delle loro solennità, la Passione di Santo Stefano si trova in un unico libro canonico, facente parte delle Sacre Scritture”.
Il nome di Stefano, dal greco, vuol dire “corona”, per questo egli richiama subito all'ideale di Martirio. Infatti nei secoli successivi l'emblema dei Martiri è stato la corona e la palma.
Nel Libro degli Atti, San Luca descrive la vita delle prime comunità e i suoi problemi: “aumentava il numero dei discepoli... venivano trascurate la loro vedove nella distribuzione quotidiana”. Gli apostoli, responsabili delle comunità, erano infatti molto impegnati nella predicazione e nella preghiera; per non far mancare il sostegno materiale decisero di trovare “sette uomini di buona reputazione” per il servizio alle mense. Nacquero così i Diaconi. Fra questi sette primeggiò il nome di Stefano, “uomo pieno di fede e di Spirito Santo”. Stefano svolse questo compito con dedizione, ma anche lui non trascurava il ministero della predicazione. Il Signore era con lui e “faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo”. Gli Ebrei invidiavano questo giovane che riusciva a convertire tante persone verso la nuova religione. Per questo decisero di trascinarlo dinnanzi al Sinedrio e accusarlo. Come abbiamo citato sopra “per mezzo della carità non cedette ai Giudei che infierivano contro di lui”, Stefano era ricolmo di Spirito Santo e riusciva a controbattere alle false accuse.
I Giudei per la rabbia “fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui”, la frase che fece scatenarli di più fu: “Ecco io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio”, riconoscere che Gesù è alla destra di Dio, per gli ebrei, voleva dire che Gesù è Dio. Stefano aveva bestemmiato ! Condanna per i bestemmiatori: la lapidazione! Subito venne trascinato fuori della città e ucciso con pesanti pietre che si trovavano per terra. Stefano ancora armato di carità riesce a perdonare coloro che lo stanno uccidendo: “Signore non imputar loro questo peccato”.
Questa è stata la testimonianza di Stefano, Santo che maggiormente eguaglia la morte di Gesù. Gesù dalla croce prega per i suoi persecutori; Stefano schiacciato dalle pietre chiede al Signore di non imputare il peccato dei suoi uccisori. La caratteristica spirituale di Stefano è stata sì la sapienza, la fede e il coraggio; ma più di tutte le virtù è stata la carità che ha infiammato Stefano. Concludendo la suo omelia su Stefano, San Fulgenzio dice: “La carità dunque è la sorgente e l'origine di tutti i beni, ottima difesa, via che conduce al cielo. Colui che cammina nella carità non può errare, ne aver timore. Essa guida, essa protegge, essa fa arrivare al termine”. Che altre parole aggiungere? Solo l'augurio di eguagliare la virtù di Santo Stefano, che ci invita a fare come lui e che intercede dal cielo per il nostro paese.
Angelo Salvatore |
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