“Castannove è nu ciardin, sole fiur e aria fin”! E’ così che, dei famosi versi del poeta castellino Eduardo Di Loreto, descrivono l’aria salubre del nostro paese. La dimostrazione di quanto ciò sia vero è data da Francesco Paolo Ferrante, o più semplicemente il mitico “Cicchino”.
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Lui, dal 1918, ogni mattina respira quest’aria. Castellino D.O.C., è per tutti i concittadini esempio di vivacità, allegria e non per ultimo sprint che ancora oggi, a quasi 90 anni, mette quando sale in sella alla sua bicicletta.
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Cicchino nasce appunto a Castel Frentano nel lontano 13 marzo del 1918; ricorda ancora i suoi giochi d'infanzia: "la cov" (nascondino), "la cumet" (l'aquilone) e "le bttun" (una gara che si faceva con i bottoni). La vita non gli ha risparmiato, però, la tragedia della guerra che l'ha visto impegnato per circa 5 anni a Sesto Calende (provincia di Varese), da dove, dopo l'armistizio, colse l'occasione per tornarsene a casa. Qui però la situazione non era tanto migliore. Infatti ebbe a che fare con i soldati tedeschi che a quel tempo occupavano la nostra terra.
Alla domanda: "Raccontami qualcosa di quel periodo?" una sola parola è bastata ad illustrare tutto: "Signorì, er ner!!!!"
La sua prima bicicletta se la sudò alla tenera età di 14 anni, quando dalla paga che prendeva, prima facendo il muratore e poi lavorando alla fornace di Crocetta, la mamma gli riconsegnava 200 lire. Per due anni quelle 200 lire sono andate a sommarsi alle altre, sotto un pezzo di legno dentro la dispensa. Quando, finalmente, raccolse i soldi necessari per acquistarla, andò da Giuseppe Cocco e riportò l'adorata bici a casa. La mamma non fu entusiasta della cosa, e, vedendolo rientrare con la bici, gli diede tante botte, poiché non riusciva a capire dove avesse trovato i soldi; pensava che Francesco l'avesse rubata. L'allora sedicenne Cicchino dovette accompagnare la madre dal venditore, per assicurarle che la bici l'aveva pagata! Da allora è in sella alla bici, (costatagli sacrifici, lavoro e anche botte!). La sua passione si trasformò, quand'era quasi ventenne, in semiprofessionismo. Dopo la guerra, prese a far parte della categoria allievi - dilettanti.
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Nel 1956 il destino gli fu avverso: perse la prima moglie e si ruppe una gamba andando in motocicletta. Da allora, per 8 anni, non uscì più con l'amata bicicletta. Nel 1964 riprese a correre. Non aveva ancora compiuto sessanta anni, quando Francesco Paolo aveva già collezionato15 vittorie. Quanto amasse questo sport e quanto questo lo ricambiasse è dimostrato anche dal fatto che riuscì a gareggiare nella " Gran Fondo Maiella/Adriatico" con un infarto in corso. Prima della gara, infatti, andò dal compianto dottor Adriano Saraceni, il quale, dopo averlo visitato, gli sconsigliò vivamente di intraprendere tale avventura, visti i valori fortemente alterati. Partì a dispetto di tutto, intrepido ciclista, senza avvisare le figlie di tale situazione di salute. La moglie Giovina era l'unica a sapere del problema e con il cuore stretto per la preoccupazione aspettava di vedere all'orizzonte l'arrivo del suo amatissimo marito.
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Le cadute non sono state frequenti, a dimostrazione della maestria di "Cicchino". La più brutta che ricorda fu quella durante una gara a Gissi, in cui tutto scorticato si rimise in sella, stringendo i denti.
Dal 1979 diviene un associato della "Federazione Ciclistica Italiana". Quando costituirono il circolo amatori ciclisti Castel Frentano, erano solo in due: lui e il professor Primavera. Adesso contano più di 40 iscritti. Ancora oggi, al nostro Cicchino le uscite in bicicletta servono a ritemprare lo spirito e il corpo, e, a detta sua, il segreto di tanta longevità e buona salute è dato proprio dal respirare a pieni polmoni la vita che scorre in sella alla bicicletta.
Auguriamo, al nostro Cicchino, ancora tanta salute e serenità. La nostra speranza è che per tutti, una passione diventi ragione di vita.
Annalisa Di Blasio
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