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Il ritorno di Elita! PDF Stampa E-mail
Scritto da Elita Di Loreto   
giovedì 27 settembre 2007
Elita Di LoretoAlcuni nostri navigatori se lo chiedevano da tempo: “che fine ha fatto Elita, la nostra inviata speciale dalla Cina?”. Di sicuro, la risposta è già nota ad amici e parenti che l’hanno rivista in giro a Castel Frentano… ebbene si: Elita ha concluso la sua particolarissima esperienza cinese. Del suo “diario di viaggio” conserva ancora tante pagine molto interessanti, che vuole continuare a condividere con noi. Così, al suo ritorno in patria è corrisposto anche il ritorno sulle pagine di Castel Frentano.Net. Mentre è a Milano per sostenere l’esame di lingua cinese (qualcuno ha dei dubbi sull’esito?) pubblichiamo il primo di una nuova serie di suoi contributi.
 
Paese che vai usanze che trovi...
 
Sto iniziando ad acquistare una certa dimestichezza con l’idea di far bollire l’acqua prima di lavarmi i denti e ho imparato a dire ‘Bu ping’ (senza ghiaccio) quando nei ristoranti ordino da bere e infatti non ho avuto nessun tipo di disturbo.
La prima settimana la vita è stata piuttosto tragica... c’era chi, come me, per paura di star male non ha toccato cibo e ha consumato le buone provviste che ogni mamma premurosa aveva infilato in valigia; dall’altra parte invece i ‘bravehearts’ della situazione che hanno iniziato a testare le specialità locali senza nessun tipo di precauzione.
I risultati? Un gruppo di deperiti: quelli per sciopero della fame e quelli per dissenteria!
In realtà dopo un pò si inizia a realizzare di dover trascorrere un mese e mezzo in questo posto e non poter digiunare all’infinito. Così ho iniziato ad avere i primi approcci con la cucina cinese che, a differenza di come si potrebbe pensare, è completamente differente da quella conosciuta in Italia grazie ai ristoranti dalle lanterne rosse all’esterno.
Si tratta di una cucina ‘ting la de’ (piuttosto speziata) in cui il sapore d’aglio fa da padrone e la presenza del riso cotto al vapore, seppur in quantità limitate, è costante. Una volta superata la paura di stare male, ho iniziato a provare le pietanze più semplici. L’impresa più difficile non è stata la scelta del piatto, quanto l’utilizzo dei ‘Kuaizi’ ossia delle famosissime bacchette. Finchè si è trattato di ‘Risotto alla Cantonese’ o di ‘Jiaozi’ (involtini di carne stufati) tutto è stato relativamente semplice ma, dopo aver ordinato ‘Spaghetti di soia e carne’ e aver ricevuto una scodella colma di brodo ho temuto il peggio. Non solo gli spaghetti sfuggivano alla presa ma la brodaglia di verdure bollite ha iniziato a tempestare la mia maglietta di piccole medaglie.
Sotto il profilo gastronomico la curiosità più interessante è rappresentata dai banchetti lungo le strade. È divertente vedere questi omini con le maglie accorciate fino alla pancia per il caldo che vendono meloni infilati in bastoncini come se fossero arrosticini, oppure veri e propri spiedini di carne di tutti i tipi, compresi scorpioni e bachi da seta. La frutta caramellata è la più gettonata dagli stranieri, probabilmente perchè dal punto di vista del sapore non è poi così distante da quelli a cui siamo abituati.

La specialità del luogo e la ‘Kaoya’ conosciuta come ‘Anatra Laccata’ che però non si trova lungo le strade ma è possibile degustarla nei tipici ristoranti pechinesi. Si tratta di una pietanza la cui preparazione è molto lunga e di difficoltà medio-alta,infatti, si inizia la sera prima. Dopo aver pulito e sgrassato l’anatra in abbondante acqua bollente e salata, si cosparge di una salsa composta di olio, saké (bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del riso), aceto, miele e acqua fatta precedentemente riscaldare. Si lascia riposare per tutta la notte e l’intera giornata al fine di farla asciugare per poi cuocerla per un paio d’ore ad una temperatura di 200°. A fine cottura si aggiunge della salsa di soia al composto con il quale l’anatra è stata cosparsa e cotta e si serve calda, tagliata a fettine sottili adagiata su un tagliere con delle crepes e separata dalla croccante crosta dorata in cui era avvolta. È un piatto prelibato e molto saporito seppur dal gusto decisamente particolare che non a tutti è di gradimento. 
Pechino è una metropoli e di conseguenza non mancano ristoranti di cucine tipiche provenienti da tutto il mondo anche se in prevalenza asiatiche. Così è possibile degustare prelibatezze indiane, taiwanesi, giapponesi, koreane o più semplicemente recarsi presso le famosissime catene occidentali di fast food come McDonald’s, Pizza Hut, Burger King e KFC (Kentucky Friend Chicken catena specializzata in panini a base di pollo fritto).
La cucina italiana, come d’altronde in tutto il mondo, è molto gettonata. Capita soventemente di leggere sulle insegne, o sui cartelloni lungo le strade ‘Cucina Italiana’. Si entra, con il risultato di trovarsi di fronte un cuoco cinese che con aria disinvolta ti propone degli spaghetti alla bolognese!
Paese che vai usanze che trovi...

Elita Di Loreto
 
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