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Intervista a Vincenzo Abbonizio PDF Stampa E-mail
Scritto da Elita Di Loreto   
sabato 27 ottobre 2007
INTERVISTA A “MASTRO VINCENZO”

vincenzo_abbonizio.jpgVincenzo Abbonizio nasce a Castel Frentano il 28 ottobre 1936 dove vive oggi con la moglie Gina. E’ una persona conosciuta da tutti in paese per la sua simpatia ma soprattutto perché è stato, per molti anni, proprietario, insieme all’indimenticato Giuseppe Di Fazio, dell’officina meccanica e carrozzeria “Abbonizio e Di Fazio” con sede in Via Nazionale; ed è proprio per questo motivo che tutti lo conoscono come “Mastro Vincenzo”, titolo che è sempre spettato a coloro che, amando profondamente il proprio lavoro, ne hanno fatto un’arte. Oggi, in pensione da un po’ di tempo, continua a coltivare la sua passione per le macchine rendendola famosa non solo nell’ambito castellino ma anche in quello mondiale, così Castelfrentano.net, in occasione del suo compleanno, ha deciso di dedicargli un’intervista per conoscere meglio le origini della sua attività ed onorare la sua intraprendenza e gioia di vivere.

1. COME E’ NATA LA SUA PASSIONE PER LE MACCHINE?
Andavo a scuola come tutti gli altri ragazzi ma ho capito subito che non era la strada giusta per me. Il caso ha voluto che Giuseppe Di Nardo, proprietario di un’officina meccanica a Castel Frentano, mi contattasse per un lavoro. E così ho iniziato il mio cammino con la meccanica che si è interrotto solo per un breve periodo nel quale sono stato chiamato per svolgere il servizio militare

 
2. QUANDO HA DECISO DI AVVIARE LA SUA OFFICINA MECCANICA?
Al ritorno dal militare. Era il 1961 e ho avuto la forza e il coraggio di un giovane di 25 anni di continuare da solo. Dopo poco più di dieci mi sono messo in società con Giuseppe Di Fazio, un genio della meccanica e un grande amico. Lui era appena tornato dalla Germania dove aveva appreso nuove tecniche che mi ha insegnato con molta passione, io invece ero più esperto di carrozzeria così ci siamo specializzati nei due settori e siamo diventati una coppia vincente. Abbiamo lavorato fianco a fianco nello stesso locale per 18 anni, fino a quando nel 1990 Giuseppe è prematuramente scomparso.
Oltre a dei bellissimi ricordi mi ha “lasciato” un dono molto prezioso: suo figlio Lorenzo. Un ragazzo speciale, a cui voglio bene come ad un figlio, che ha continuato l’attività del padre con me e che, con la sua giovinezza, mi ha dato la forza e la volontà di andare avanti nonostante anche la mia salute non fosse in ottime condizioni.
 
3. ARRIVIAMO A CIO CHE L’HA RESO FAMOSO NELL’ULTIMO DECENNIO: IL RESTAURO DELLE VECCHIE “500”. DA CHI E’ PARTITA L’IDEA?
L’idea è partita da Anna Ceroli, che mi aveva chiesto di farle una promessa: regalarle una vecchia 500 interamente restaurata da me tutta per lei. La vita a volte è crudele e io non sono riuscito a mantenere la mia promessa perché Anna è scomparsa prima che potessi farle il mio regalo. Così decisi di restare fedele alla mia parola e restaurai la prima 500 della lunga serie per regalarla al padre di Anna, Mario Ceroli noto scultore e mio carissimo amico di vecchia data.  

 
4. CHI SONO STATI GLI ALTRI DESTINATARI DELLE SUE OPERE D’ARTE?
Luca Cordero di Montezemolo, amico di Mario Ceroli, dopo aver visto la mia 500 mi ha contattato personalmente con una telefonata perché entusiasta di una simile idea voleva regalarne una alla  sua compagna, la famosa attrice Edvige Fenech. Sono stato davvero onorato di aver fatto un tale omaggio al presidente della Ferrari. In quella occasione la vernice rossa per dipingere la carrozzeria della 500 mi è stata inviata direttamente dalla Scuderia di Maranello; ed è accaduta la stessa cosa quando il presidente Montezemolo mi ha richiesto un’altra 500 da regalare al grandissimo pilota Micheal Schumacher in occasione della vittoria del mondiale. 
 
5. QUALI SONO STATE LE SUE INVENZIONI PIU ORIGINALI IN QUESTO AMBITO?
La mia mente si è aperta all’innovazione. Dopo questi lavori ho progettato e realizzato, per puro svago, una 500 “station wagon”. Ho rielaborato la carrozzeria allungandola di alcuni centimetri, l’ho resa cabriolet eliminando il tetto, l’ho munita di particolari sedili in vimini, ho sostituito le porte con delle raffinate aste di ferro apribili e l’ho dipinta gialla. Credo sia stata davvero la mia opera più originale.
 
   
6. VANTA LA CONOSCENZA DI PERSONAGGI FAMOSI NEL MONDO COME MARIO CEROLI, LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO, MICHEAL SHUMACHER. CHE EFFETTO LE FA? E CHE RICORDO HA DEGLI INCONTRI?
Aver trascorso ore con questo tipo di persone mi ha fatto sentire a volte in difficoltà, non perché mi sentissi inferiore, ma semplicemente perché il loro stile di vita è così diverso dal mio che si fa fatica a crederci. Si tratta di una vita di sacrifici, e l’ho capito solo con l’esperienza, perché in fondo sono costretti a sottostare a tante regole per far parte dell’alta società e non è facile!
Il più bel ricordo è stato senza dubbio l’incontro con Micheal Schumacher in occasione della vittoria del suo quarto mondiale e la consegna del mio regalo. Sono stato invitato a Maranello con la mia famiglia e ho trascorso una giornata indimenticabile. Trovarsi faccia a faccia con un campione di quel calibro e responsabili della Formula 1 come Ross Brawn e Jean Todd  ti fa restare con il fiato sospeso. Alla fine di questo incontro sono stato contattato dai giornalisti de “Il resto del carlino” che erano curiosi di intervistarmi. Pubblicarono un articolo bellissimo su di me e il mio hobby e per me fu un’enorme soddisfazione.
    
7. COME ABBIAMO APPENA DETTO POSSIEDE NUMEROSE CONOSCENZE. NEL SUO PERCORSO DI VITA HA INCONTRATO QUALCUNO CHE OGGI RICORDA CON PARTICOLARE AFFETTO O SI SENTE DI VOLER RINGRAZIARE?
Si. Voglio ringraziare Mario Ceroli che mi ha dato la possibilità di conoscere personaggi che non mi sarei mai aspettato di incontrare personalmente e con i quali ho mantenuto un buon rapporto anche dopo.
 
8. SEPPUR IN MODO DIVERSO, ANCHE SUO FIGLIO PINO CHE LAVORA PER LA FERRARI, HA SEGUITO LE SUE ORME E DOPO UN PERIODO A MARANELLO SI E’ TRASFERITO IN CANADA. QUALI SONO LE EMOZIONI DI UN PADRE?
La soddisfazione di vedere un figlio realizzato è un’emozione importante ma la più grande è stata quella di andare in Canada e partecipare al suo matrimonio. Sono arrivato lì per la prima volta nella mia vita proprio per questa occasione e la gioia che ho provato non ha paragoni. Ho avuto la possibilità anche di constatare che nell’ambiente lavorativo Pino è un ragazzo molto educato e rispettoso e che è per questo che è rispettato e ammirato da tutti. Nel corso della propria vita ogni padre cerca di insegnare ai figli le principali regole di comportamento con gli altri e vederle messe in pratica mi ha reso fiero di me e orgoglioso di Pino.
 
9. QUALI SONO LE SUE PROSPETTIVE PER IL FUTURO?
Non ho prospettive precise. Cerco di essere sempre attivo e di portare avanti ciò che mi piace fino a che avrò le forze sufficienti per farlo.
  
10. CHE CONSIGLIO DAREBBE AI GIOVANI DI OGGI CHE HANNO INTENZIONE DI INTRAPRENDERE UN’ATTIVITA PROPRIA?
Prima di tutto bisogna imparare cosa sono l’educazione ed il rispetto per le persone, ed oggi purtroppo sono principi un po’ persi, e poi credere nelle proprie capacità al fine di dare un servizio al massimo della professionalità.
 
 
Ringrazio personalmente “Mastro Vincenzo” per avermi concesso questa intervista e a nome di tutta la redazione di Castelfrentano.net gli porgo i più cari e sinceri auguri per un felice compleanno.
Che questa intervista sia testimonianza del fatto che non esiste limite di tempo per portare avanti i propri sogni…  
 
 
Elita Di Loreto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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