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Intervista a Peppino Di Battista PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Flamminio   
giovedì 22 novembre 2007
peppino_di_battista.jpgPeppino Di Battista è stato Sindaco di Castel Frentano per ben 10 anni (dal 1970 al 1980), maestro di più di una generazione di castellini, creatore del premio di poesia dialettale "E. Di Loreto" e "memoria storica" di usi e costumi antichi (attività che continua a coltivare con grande passione).
Abbiamo apprifittato della sua disponibilità per ripercorrere insieme delle pagine del suo "diario" personale e di quello di Castel Frentano.
 
 
Quali sono i ricordi più belli della tua infanzia?
 
Nella mia infanzia non ci sono ricordi belli, perché erano tempi duri, di miseria e di grande povertà, non nella mia famiglia in particolare, ma anche in tutte le altre. Questo perché esisteva lo sfruttamento dei proprietari terrieri verso coloro che lavoravano la terra, i quali dovevano sottostare a delle regole talvolta ingiuste. Basta pensare, che i raccolti, frutto di grandi sacrifici dei contadini, per la metà dovevano essere dati al proprietario terriero.
Non esisteva una società operaia, per cui non si poteva neanche pensare di lasciare la terra ed andare a lavorare in una industria con un salario. Si, c'erano gli operai che lavoravano alla fornace di Crocetta, ma erano più poveri dei contadini, perché almeno la terra forniva dei prodotti per sfamare la famiglia, invece l'operaio aveva un salario molto basso. In quei tempi c'erano le prime lotte operaie per la rivalutazione dei salari e l'orario di lavoro, in quanto il padrone per ottenere dei profitti, doveva sfruttare al massimo il proletario. Noi a Castel Frentano avevamo la piccola industria dei laterizi che occupava circa 300 persone, perché quelli che non erano contadini e che abitavano al paese, non avevano un terreno e quindi andavano a lavorare per un salario molto basso.
Anche adesso ci sono le famiglie povere, ma è diverso, perché ora ci sono delle pensioni sociali per i nullatenenti, le mense per i bimbi, cose che prima non esistevano. Chi era povero doveva andare a raccogliere delle verdure selvatiche nelle scarpate delle strade, e tiravano a campare giorno per giorno. La povertà di quei tempi era un fenomeno generalizzato, mentre la povertà di adesso può essere vista come una specie di scandalo.
In quei tempi non c'era il riscaldamento, cominciava a nevicare a novembre e finiva a aprile, e nevicava molto. Noi andavamo a scuola scalzi perché le nostre famiglia non ci potevano comperare le scarpe. Avevamo un paio di scarpe per i giorni di festa e basta. Nelle scuole non c'era il riscaldamento e si stava lì a tremare sui banchi e a studiare. Ora come possiamo avere dei ricordi belli di quell'epoca. Le uniche occasioni felici erano le feste, perché si mangiava in abbondanza e bene. Inoltre si poteva godere di attività ricreative.
 
 

L'esperienza da sindaco e maestro.
 
Per dare un giudizio delle cose che si dicono e si fanno, bisogna riportarsi al contesto storico dei fatti. Io quando sono diventato sindaco nel 1970, il nostro paese non aveva le infrastrutture necessarie per una vita civile. Le strade secondarie erano fatte brecciate, tutte le case di campagna non avevano l'acqua corrente. Allora si beveva l'acqua dei pozzi. La fogna nemmeno a parlarne. Si vedevano appena le linee elettriche alle frazioni classe_80_small.jpgmentre prima c'erano le lanterne a petrolio o acetilene. Il telefono neanche a pensarci. Anche le strade del centro urbano, quella della "frana", quella che va dalla chiesa dell'Assunta al cimitero e fino alla strada nazionale (via Fonte Profice), erano tutte brecciate e quando pioveva, si formavano dei buchi enormi.
Non avendo queste infrastrutture fondamentali, i primi impegni che ho dovuto affrontare nel 1970 sono stati quelli di mettere a posto le strade del paese e successivamente anche quelle delle frazioni. Inoltre c'era un bene di primaria necessità che non poteva mancare tra i cittadini, cioè l'acquedotto e di conseguenza anche le fogne perché altrimenti l'acqua sporca scorreva per strada.
Il primo paese che ha avuto il gas metano è stato Castel Frentano nel 1973, insieme alle città di Pescara, Chieti e Lanciano. Non è costato nulla, perché la ditta si è accollata tutti i costi per le attrezzature, sfruttando l'impianto per 19 anni per poi cedere la gestione al Comune. Ho fatto costruire la scuola elementare di San Rocco e la scuola media. Si è realizzato il nuovo impianto sportivo (in via Olimpia) inaugurato nel 1980, quando ho smesso di fare il sindaco. Il problema in quel tempo era che le leggi dello Stato non riconoscevano gli impianti sportivi come beni di interesse pubblico o di pubblica utilità. Il Comune di conseguenza, ha dovuto accollarsi le spese per la realizzazione dell'opera, perché lo Stato non lo finanziava, chiedendo un prestito ad una banca di £ 22.000.000 di vecchie lire. Il tasso non era alto perché il CONI interveniva per pagare la metà degli interessi. Sono riuscito a realizzare il campo sportivo che è uno dei migliori della zona. Qui tra le altre squadre si è venuto ad alleare anche il Pescara, che in quei tempi militava in serie A, ricevendo degli elogi per quel manto erboso che molti paesi limitrofi ci invidiavano.
Nel frattempo andavo anche a scuola e a quei tempi non esistevano i permessi come oggi per chi ricopriva una carica pubblica.
 
 
 
Da che cosa è nata la passione per la poesia dialettale.
 
A me in genere piace la poesia e quella dialettale, in particolare mi ha sempre appassionato, perché il dialetto rispecchia tutta la nostra cultura. Nel dialetto c'è la cultura di un popolo. Basta un termine dialettale per rivelare un'usanza, un costume, un modo di pensare. Per questo motivo ho voluto istituire questo premio che adesso si trova alla 33esima edizione.
Ultimamente ho pubblicato anche un libro che raccoglie gli usi, i costumi, i detti popolari, le storielle, filastrocche, cantilene dei nostri antichi, soprannomi delle nostre famiglie e i giochi (le joche de na vote). Raccolta voluta affinché, tutte queste cose che oggi non si praticano più non vengano dimenticate. Io non voglio perdere la memoria della nostra cultura locale. Perché se andiamo a vedere, ogni paese ha le sue tradizioni, credenze e modi di fare. Nel fare tutte queste iniziative ho voluto coinvolgere anche i miei ex alunni con cui ho mantenuto degli ottimi rapporti.
 
 
C'è qualche progetto nel cassetto rimasto incompiuto?
 
Certo, da sindaco avrei voluto realizzare più opere, avrei voluto continuare, però poi per ogni cosa c'è una fine. Ho fatto 10 anni il Sindaco e bastava, poi sono stato chiamato ad un incarico più importante.
 
 
Come ti immagini Castel Frentano tra 20 anni?
 
Premetto che per costituzione sono ottimista, vedo sempre le cose buone all'orizzonte. Sono però pessimista sul futuro dell'Italia e della nostra gente e lo sono anche per Castel Frentano. Perché vedo che la politica non è più come una volta, non è più genuina. Innanzitutto i politici vengono pagati mentre la politica bisogna farla per passione. Noi non siamo stati pagati per amministrare. Noi stavamo sempre in mezzo alla gente, nella realizzazione delle opere e relativi controlli. I lavori che ho fatto fare io, dopo 30 anni durano ancora. Si sono persi i valori, non c'è rispetto, la violenza prevale. Quello che mi preoccupa è che la violenza sta arrivando anche nelle piccole comunità che sono sempre state come una famiglia, si viveva in un contesto di solidarietà di amicizia e collaborazione. Adesso è cambiato e vedo che la società si sta sbriciolando. Spero che ci sia al più presto una inversione di tendenza, altrimenti questo popolo non ha un futuro.

(Nella foto, la classe del Maesto Di Basstista nell'A.S. 1990/91. Chi riconoscete?)
 
 
Luigi Flamminio
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