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Piccola storia del quartiere di Barbone PDF Stampa E-mail
Scritto da Cesare De Cesare   
venerdì 07 dicembre 2007
Nel volumetto scritto dallo storico locale dott. Michele Scioli: “Castel Frentano – Appunti di storia” si può leggere che in un atto notarile rogato da Notar Giulio Palizzi l’11 Maggio 1633, Castel Frentano viene così descritta: «la terra di Castel Nuovo sta situata et posta in un sommità di monte dolce e coltivato, quale viene anco compresa nella Provincia di Apruzzo Citra et per causa della sua eminenza sta soggetta a tutti i Venti, perlochè ne risulta la sua aria purgata et buona in ogni tempo dell’anno […] La quale terra è molto numerosa di populo, perlochè ne risulta molta strettezza di abitazioni e per tal causa sono forzati uscire fuora dove è formato un borghetto con diverse botteghe d’artisti come è scarparo, conciatore di pelle, ferraro, sartore…»
Nello stesso si può leggere: «L’enorme incremento della popolazione, passata nel corso di circa un secolo da 800 (167 fuochi nel 1633) ad oltre 3000 unità, determinò il definitivo scavalcamento delle anguste mura medioevali e la nascita di nuovi quartieri o vicinati, come comunemente venivano chiamati. All'accrescimento del patrimonio edilizio si affiancò il rinnovamento quasi totale di quello già esistente, come avremo occasione di vedere nei prossimi capitoli».
Il quartiere o vicinato di “Barbone” trae origine proprio da questa necessità acuita inoltre dall’evento della frana verificatosi nel 1881, che distrusse la parte orientale dell’abitato e spinse i proprietari che avevano visto crollare le proprie case a ricostruirle in zone più stabili e sicure.
In un primo periodo si suppone che siano stati costruiti edifici lungo via Germani, via Torrione, via Moretto, Corso Umberto I (già “a monte pe’ la terra”) ed adiacenze e successivamente si siano cominciate a costruire case nel vicinato di “Barbone” che veniva chiamato “via Tratturo” poiché l’attuale via Frentana e la zona adiacente insistono sul regio tratturo denominato “S. Maria dei Centorelli - Collesecco”.
All’inizio del 1900 il tracciato dell’attuale via Ovidio (già variante frentana) si fermava all’altezza della casa di Antonio Di Benedetto (zizì) in quanto oltre c’era un terreno di proprietà del marchese Crognale che si estendeva dal Palazzo Crognale fino a fonte Profice, raggiungibile dal paese solo da “vico Sportello” (ora via I. Silone) proseguendo poi per via delle Fonte (ora via De Gasperi).
Nei primi anni del 1900 l’allora sindaco Fileno Cavacini fece realizzare un breve tratto di strada per collegare vico Sportello a quella che arrivava fino alla casa di Antonio Di Benedetto. La strada che ne risultò venne denominata “via Variante frentana” in quanto si collegava alla Statale frentana.
All’epoca vennero sollevate critiche al sindaco Fileno Cavacini perché si diceva che avesse realizzato una strada solo per propria comodità, per poter raggiungere facilmente, dal suo palazzo di via Assunta, Lanciano. Tuttavia bisogna riconoscere che, essendo via della frana allora non ancora praticabile, salire con le carrozze a cavallo a Piazza Municipio e poi ridiscendere per Corso Umberto I non era agevole, specialmente d’inverno.
La nuova via Variante Frentana ha assunto sempre più importanza viaria ed ha consentito di realizzare nella zona prima le palazzine dei fratelli Domenico e Giuseppe Viticci e (dopo la seconda guerra mondiale) ben 6 abitazioni dell’INA-CASA (case popolari) con alloggi per 34 famiglie che hanno incrementato la popolazione del quartiere “Barbone” di oltre 200 persone.
Tale particolare denominazione è nata dal fatto che nel nucleo delle prime abitazione del quartiere abitava Nicola Giordano, macellaio ed oste, soprannominato “Barbone” e molto conosciuto in paese.
In prossimità della sua abitazione venne collocata, ai primi anni del ‘900, una delle 8 belle fontane in ghisa che distribuivano l’acqua potabile nell’abitato (oltre ad altre due collocate nel rione di S. Rocco o Stazione), fontana che venne denominata “di Barbone”, come le altre che presero il nome o da personaggi molto conosciuti in paese (come per la fontana di “Virgili”, di “Di Ienno”, di “’za Cola”, di “lu Principale”) o dalla zona ove erano ubicate (“La Concezione”, “L’Assunta”, la “Sibitella”).
Dopo la guerra del 1940/45, il ripristino del “Torneo rionale di calcio” disputato tra i quartieri di Barbone, Concezione, Piazza, Stazione o San Rocco ravvivò con il tifo per la propria squadra le differenziazioni esistenti tra i vari quartieri. I toni tra di essi si facevano molte volte accesi ma non sono mai sfociati in fatti clamorosi.
Da qualche anno un comitato di cittadini del rione Barbone organizza, con successo, il 1° Dicembre la festa della “Madonna della famiglia”, facendo rivivere tra gli abitanti del quartiere e dell’intero paese momenti di cordialità, amicizia e sana spensieratezza.
 
Cesare De Cesare
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