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II domenica di Pasqua - "in albis" PDF Stampa E-mail
Scritto da Angelo Giordano   
sabato 29 marzo 2008
Incredulità di San Tommaso - CaravaggioSarebbe piuttosto difficile credere ad un tizio che all’improvviso per le strade di Castel Frentano andasse gridando a tutte le persone che incontra: «ho visto il Signore!, è risorto…». Esiste anche questa possibilità di evangelizzazione ma, vedendo il comportamento delle prime comunità cristiane descritta dagli Atti, il loro modo di trasmettere il Vangelo era piuttosto diverso. E qui probabilmente per noi “cristianucci”, sicuramente non per tutti, ma per gran parte di noi, inizia un confronto piuttosto schietto con la scrittura.
Si, leggendo gli atti, viene descritta una comunità cristiana in cui regna l’amore vicendevole, regna la fiducia anche nel mettere in comune i beni, nel vivere onestamente il Vangelo e nello stesso tempo allegramente la propria vita… La gente era affascinata da questa comitiva e, proprio in questo atteggiamento tipico cristiano, veniva annunciato a quelli che lo desideravano, il lieto annunzio di Cristo. Certamente non che le nostre comunità parrocchiali e diocesane siano tutte da scartare, tutte anti evangeliche, probabilmente qualche passetto ulteriore è necessario farlo da parte di ciascuno. Tutto questo è vero; ma ciò che caratterizza l’applicazione pratica di questi sentimenti buoni, non per altro utilizzati anche da esponenti di altre religioni e di altre filosofie, è lo Spirito che Cristo in quel giorno alitò su quelle persone riunite nel cenacolo. Il credente non è colui che applica più o meno alla lettera una determinata filosofia o una determinata legge, ma è colui che fa “esperienza”, pur non vedendo, pur alla cieca, di questo Gesù Cristo, morto e risorto il quale accomuna noi alla sua condizione. Dai mistici è chiamata “l’esperienza dello spirito”, molti santi mistici vivevano unicamente di queste esperienze e la loro santità dipendeva da questa cosa. Certamente fare esperienza di Cristo non vuol dire ricevere apparizioni o quant’altro, fare esperienza di Cristo significa sentirsi come un innamorato che per un attimo è distaccato dalla sua dolce meta, non la vede, non la tocca, ma sa che è viva, in un certo senso la “percepisce”. Noi cristiani siamo innamorati, questo amore ci consente anche di saper aspettare l’incontro. In questo modo vivevano i primi Cristiani, “nel mondo ma non del mondo”, sapevano che il mondo non era tutto non valeva la pena attaccarci il cuore. Imitiamoli, insieme, con calma, con perseveranza, ma soprattutto con fede…

(dipinto: Incredulità di San Tommaso – Michelangelo Merisi, detto Caravaggio. 1600-1601 Potsdam-Sanssouici, Bildergalerie)
Angelo Giordano
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