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Cristiani… che pecoroni! – IV domenica di Pasqua PDF Stampa E-mail
Scritto da Angelo Giordano   
sabato 12 aprile 2008
Il Buon Pastore - lunetta del mausoleo di Galla Placidia - RavennaCristiani... che pecoroni!

Questa immagine “pastorale” potrebbe indurre il lettore a paragonare la vita del cristiano a quella di una pecora, effettivamente l’immagine può essere fraintesa perché attualmente, almeno a parole, tutti affermano di non volere essere pecoroni, di saper pensare con la propria testa. Gesù Cristo certamente non includeva tra le condizioni di sequela l’annientamento della propria coscienza e della libertà interiore. Nella sua vita terrena certamente suscitava, provocava le coscienze a svegliarsi dal sonno di un egoismo oltremodo abusato, da una religiosità puramente rituale senza contatti con il divino, da un modo di intendere ciò che è bene e ciò che è male come qualcosa per me e non come qualcosa per noi.

Costantemente l’uomo esalta e mette come suo pastore se stesso, escludendo ogni forma di apertura, secondo le nostre categorie del sapere, a quell’indimostrabile essere che “pretende” di saperne più di noi. Essere pecora non vuol dire perdere la libertà, ma avere un tracciato, un percorso indicato dal pastore indispensabile per il conseguimento del senso della vita e della non effimera felicità. È un consiglio non è un obbligo il cristiano lo sa, sperimenta questa via ne scopre il senso, ne esce, vi rientra, la propone. La differenza però tra un qualsiasi pastore e una qualsiasi pecora, sta nel fatto che il Pastore (P) conosce le sue pecore personalmente, le ama ed è disposto ad aspettarle fino alla fine.

Angelo Giordano

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