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"Lu lope" di Pretoro PDF Stampa E-mail
Scritto da Maria Campitelli   
sabato 03 maggio 2008

"Lu lope" di Pretoro

La ricorrenza di San Domenico, abate di Foligno giunto in Abruzzo nell’anno Mille, si ritrova un po’ dovunque in territorio regionale.

Il Santo viene festeggiato a Pretoro in provincia di Chieti, la prima domenica di maggio, con la rappresentazione del miracolo de “Lu lope”, una tra le più antiche manifestazioni sacre abruzzesi che si tramanda di padre in figlio.
Come avviene per la festa di Cocullo, anche nella celebrazione di Pretoro, ricorre la presenza dei serpari che giorni prima della festa cercano di catturare serpenti ai quali strappano i denti, per renderli innoqui. Il giorno della festa serviranno per adornare la statua del santo portata in processione per le vie del paese.
Ai serpari è dedicata la mattinata della domenica con un concorso per il serpente più grande e più bello trovato nei dintorni di Pretoro. In quest’occasione si possono vedere serpenti che, ammansiti dal Santo, si arrotolano alle mani dei fedeli che hanno legato al polso “ lu laccette de S. Dumeneche”.
La cattura dei serpenti ha una valenza prettamente simbolica, liberare il territorio dal pericolo che deriva dalla loro presenza.
Nel pomeriggio, dopo la celebrazione liturgica, si giunge al punto centrale della festa: la rappresentazione del miracolo di San Domenico e del lupo.

Gli attori, sono secondo la tradizione, tutti uomini, anche la madre. Il bambino, che secondo la consuetudine è l’ultimo nato del paese, è ornato di fiocchi rossi contro il malocchio per esorcizzare il male, anche se si tratta di una semplice rappresentazione.

Il corteo si apre con la moglie che indossa il tipico abbigliamento da pacchiana, segue il marito armato di scure che porta un asino su cui reca gli attrezzi del lavoro e una cesta con il cibo, e in conclusione un uomo con il quadro raffigurante l’immagine di San Domenico.
La leggenda narra di un bambino che viene rapito da un lupo mentre i genitori sono impegnati a fare legna nel bosco, ma grazie all’intervento di San Domenico che ammansisce il lupo, il bambino si salva.
Giunti alla radura, vicino al bosco, gli attori danno inizio alla rappresentazione.

Approfittando della distrazione della madre, un uomo che impersona il lupo, con il viso coperto da una maschera e avvolto da una pelliccia, rapisce il bambino. La madre cerca disperatamente di inseguire l’animale e richiama il marito. I genitori del piccolo disperati invocano l’aiuto di San Domenico Abate, rappresentato dal quadro. Alla vista dell’immagine sacra il lupo, docilmente, riporta il bambino e scompare nel bosco.

Maria Campitelli

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