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| La Festa dei Banderesi |
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| Scritto da Antonello Antonelli | |
| domenica 18 maggio 2008 | |
Come ogni anno, a metà maggio si rinnova una tradizione che è rimasta intatta per sette secoli e costituisce uno degli esempi più fulgidi della commistione tra fede e fervore popolare: a Bucchianico, patria di San Camillo de’ Lellis, la cittadina torna in pieno Medioevo e il comando del paese passa nelle mani del Sergentiere e del Banderese. La “Festa dei Banderesi”, che quest’anno inizia il 18 maggio, è una rievocazione storico-folkloristica che trae origine da un fatto d'arme, accaduto a Bucchianico nel Medioevo. La tradizione vuole, che, intorno agli anni del 1300, quando in Abruzzo Citra erano numerosi i centri comunali, forti di un'autonomia elargita dal potere regio, Bucchianico sia stata minacciata dalla vicina città di Teate, l'attuale Chieti.Le truppe di quest'ultima si erano schierate in prossimità dei confini del territorio bucchianichese, lungo la valle del fiume Alento, minacciando di invadere e sottomettere il paese alla giurisdizione di Teate. Nell'imminenza dell'attacco, la popolazione rurale, sparsa negli indifesi casali delle numerose contrade di Bucchianico, fuggì dentro le mura, dove chiese protezione al Sergentiere, allora capitano della truppa comunale. Gli uomini si cinsero di bande rosse ed azzurre, come i colori dei vessilli cittadini, (da ciò l'appellativo "Banderese"), e trasportarono le proprie vettovaglie, raccolte in una frettolosa cernita, in carri trainati da buoi, mentre le donne portavano sul capo canestri ricolmi d'ogni cosa. La tradizione, confermata da fonti storiche, vuole, che Chieti, all'epoca, era militarmente più forte, e Bucchianico sarebbe stata sicuramente sconfitta. Ma Sant’Urbano, protettore del paese, consigliò in sogno al Sergentiere la strategia militare che avrebbe fatto sicuramente desistere dall'attacco e cioè, far armare tutti gli uomini validi del paese con corazze e pennacchi variopinti e farli correre, con movimenti a serpentina ("Ciammaichella"), sin dall'alba, sui camminamenti delle mura; gli schieramenti, in continuo movimento, avrebbero dato alle vedette nemiche l'illusione di un grande esercito arrivato durante la notte a sostegno della truppa comunale. I Teatini caddero nell'inganno e ritirarono la proprie milizie concludendo una trattativa pacifica con Bucchianico.
Da allora i bucchianichesi quale segno di riconoscenza per Sant'Urbano, decisero di rievocare l'accaduto, ogni anno. Così è avvenuto. La rievocazione si è tramandata di padre in figlio, attraverso il racconto orale, per generazioni di generazioni di famiglie, ed è arrivata sino ai nostri giorni.A testimonianza, sono molte le fonti storiche che provano l'origine antichissima della festa. Una prima descrizione risale al maggio del 1550, ed è contenuta negli atti relativi alla canonizzazione di San Camillo De Lellis, nato a Bucchianico il 25 maggio, proprio mentre si festeggiava Sant'Urbano. L'amore, il rispetto e la devozione con cui, la popolazione partecipa a tutti i cerimoniali, specialmente quelli religiosi e militari più importanti e l'attaccamento che i Banderesi sentono per Sant’Urbano, sono la forza della inestimabile e preziosa, tradizione dei Banderesi di Bucchianico.
Il sergentiere è la massima autorità della festa che dirige e coordina i cerimoniali. La carica è tramandata di padre in figlio dalla famiglia Tatasciore (detta Papè) di Bucchianico. Il Sergentiere interviene di persona ai cerimoniali, sostenuto e coadiuvato dalla famiglia. Ha diritto di essere interpellato per ogni decisione relativa alla Festa, nonché a partecipare alle riunioni organizzative.
Per la tradizione popolare è il discendente del comandante medievale a cui Sant’Urbano andò in sogno suggerendogli la strategia da attuare per portare il suo esercito alla vittoria. Il Sindaco del Comune di Bucchianico ratifica pubblicamente la nomina del nuovo Sergentiere dopo che il precedente ha declinato l'incarico. Al Sergentiere in carica spetta il diritto di nomina del suo successore fra gli eredi maschi.
Il nome Sergentiere, con molta probabilità, deriva da "sorgentina" (antica arma medioevale avente forma di lancia), significherebbe "persona che è consegnataria della sorgentina".
Studiosi sostengono che con quest'arma veniva svolta una sorta di danza armata, forse trasformata o quasi eliminata ai primi dell'Ottocento, dopo l'invasione francese, che portò al sequestro di tutte le armi in possesso dei civili, e di quelle "armi" che nel 1783 venivano conservate dentro la chiesa di Sant’Urbano (De Leonardis). Tutto ciò trova conforto dal fatto che, non si hanno documenti che parlano di quest'arma, fino alle cronache della seconda metà del secolo, dove si inizia a parlare di una sola lancia: probabilmente l'unica salvata dall’invasione francese.
Il Banderese è un gonfaloniere, il consegnatario della bandiera comunale e come tale, già nel passato, godeva di autorità e di diritti nel governo cittadino. E' la figura principale della Festa, dopo quella del Sergentiere. E' un ruolo di grande onore ed onere. Il Banderese viene eletto annualmente con un'estrazione pubblica la domenica successiva al 27 maggio. Interviene di persona e con la sua famiglia ed i parenti sino al settimo grado, gli amici e collaboratori, a tutti i cerimoniali di cui è protagonista. Sceglie i rappresentanti delle contrade, organizza le questue, dirige lo svolgimento della parte folcloristica della festa.
Seconda la tradizione, è il portavoce eletto fra la gente fuggita dalla campagna dentro le mura di Bucchianico, ed ha il compito di coordinare le manovre della difesa insieme al Sergentiere.
Il nome "banderese" deriva dal antico francese "banerez" (francese moderno: banneret) designante colui che aveva il diritto di "alzar bandiera" - francese "banière". (Alessio - Battisti; Dizionario Etimologico Italiano).
Anticamente, nelle battaglie, si aveva la necessità di distinguere a una certa distanza il corpo o reparto armato di appartenenza, per offrire un punto di riferimento nel quale i soldati, dispersi o disorientati, potevano facilmente riassembrarsi.
Le “Pacchianelle” (o Popolane) sono donne di campagna. Esse partecipano alla manifestazione, rappresentando l’esodo dalle proprie abitazioni verso il paese.
Vestono abiti che spesso sono creazioni personali ed in alcuni casi sono addirittura abiti “ereditati” da precedenti generazione. Sopra l’abito l’immancabile canestro.
Sono delle vere artigiane della carta. Infatti, sono proprio loro che, nelle fredde sere di inverno, e quando il lavoro dei campi lo consente, inventano le composizioni floreali che formano il canestro che portano sulla testa la domenica. Composizioni fatte da rose, garofani, gigli, tulipani, ecc... sapientemente imitati. Ogni anno sorprendono l'elevata qualità della lavorazione, la fantasia e l’originalità dei canestri creati.
Ogni anno la suggestiva “ciammaichella” aperta dal corteo Storico e proseguita dalle “Pacchianelle” lascia senza fiato gli spettatori, che anche se solo per pochi minuti, possono ammirare questi capolavori della fantasia e della pazienza.
Il grande successo dei canestri, sta spingendo gli organi preposti ha considerare l’opportunità di aprire un museo permanente in Bucchianico, in maniera da consentire a tutti di ammirarli.
I simboli della festa
Bande e pennacchi
Questi elementi appartengono al costume tradizionale che gli uomini indossano durante la festa. Il pennacchio è un mazzo di piccoli festoni di piume colorate, confezionati artigianalmente. Trae origine dalle antiche uniformi dei soldati medievali ed è stato probabilmente indossato dagli uomini di Bucchianico per distinguersi dall'esercito nemico. La tradizione vuole che sia indossato durante le rievocazioni come emblema di grande uniforme. Altro segno distintivo sono le bande (nastri) colorate di rosso ed azzurro che si cingono sopra il costume tradizionale. Il primo-genito del Banderese, durante la consegna dei vessilli, riceverà la "Banjre" ed è per questa ragione che indossa bande esclusivamente di rosso, mentre il secondogenito solo bande azzurre. Anche questa costumanza trae origine dall'uso medievale di cucire sopra gli abiti, come distintivo, strisce di stoffa del colore delle bandiere comunali, nella circostanza di attacchi bellici.
L’arma santa
L'Arma Santa è un'alabarda, tipo sorgentina, portata dal Sergentiere durante la festività del 25 maggio. La custodia della stessa è un onore molto grande. Nel passato fu compito della famiglia Scoppetta e poi Maij. Si racconta infatti che la consegna al Sergentiere era effettuata davanti al maestoso portale del loro palazzo, edificato in piazza. Oggi, è il Sindaco del paese che consegna l'arma al Sergentiere in una cerimonia solenne in piazza.
L'arma è custodita dalla famiglia del Sergentiere che la riceve subito dopo la riconsegna dei Vessilli.
I Vessilli Due bandiere comunali, chiamate la "Banjre" e lo "Stendardo", rispettivamente di colore rosso ed azzurro, sono conservate dentro la chiesa di S. Urbano. I Bucchianichesi da tempo immemorabile fanno sfilare questi vessilli nel giorno 25 lungo le strade cittadine, durante le esibizioni dei Banderesi. Il popolo di Bucchianico presta molta cura alle bandiere, soprattutto durante le sfilate, tenendole costantemente alzate in un patriottismo ancora vivo. Viene considerata grande offesa farle cadere, ed a ragione non si permette il loro sostegno che a soli uomini robusti. La Banira è la bandiera principale del Comune di Bucchianico. E' di colore rosso e di forma triangolare al centro di essa vi è cucito il blasone con le armi del Comune di Bucchianico e della Prepositura di S. Urbano. Viene issata su asta dipinta di azzurro cuspidata a punta dorata di lancia.
Lo Stendardo è l'altra bandiera principale del Comune di Bucchianico. E' di colore azzurro e di forma triangolare. Viene issata su un'asta cuspidata da una sfera dorata sormontata da una croce, rappresentante il trionfo di Cristo sul Mondo.
Il “Ramajetto” Il 24 maggio i Banderesi ricevono dal Sergentiere nella chiesa di S.Francesco, un mazzolino di fiori ciascuno, detto “Ramajetto”.
E' un simbolo di fratellanza. Ogni Banderese è tenuto al rispetto dei suoi comandanti e dei suoi compagni in una promessa sacrale, che affonda nello spiccato senso dell'onore del mondo rurale.
“Lu ramajette" è confezionato con piccoli garofani o altri fiori, rametti di basilico e lillà odoroso.
Il “Laccio” Nei giorni di festa la statua di S.Urbano viene avvolta da una catena d'oro "lu lacce", conservata personalmente dal Banderese.
Questo ex-voto donato dai fedeli bucchianichesi risale al 1915 quando un intervento miracoloso salvò Bucchianico da una calamitosa siccità. Si racconta che i Bucchianichesi, colpiti da tale evenienza si siano recati in processione con la statua del Santo nel vicino Santuario di Manoppello e qui giunti, abbiano implorato l'intervento divino. Al ritorno videro il cielo coprirsi di nuvole e man mano che la processione procedeva verso Bucchianico la pioggia bagnava le località lasciate.
I carri Nella domenica precedente il 23 maggio vengono fatti sfilare i quattro carri tradizionali a ricordo delle antiche masserizie trasportate durante la fuga dai Bucchianichesi, per garantirsi il sostentamento nei giorni d'assedio.
I primi quattro carri sono allestiti dal Banderese ed il loro significato rimanda alle cose primarie della vita contadina. Il primo carro trasporta pagnotte di pane a forma di croce e tarallo, che le donne, congiunte e vicine del Banderese, hanno preparato secondo la locale usanza prima di questa data. Il pane chiamato "Pane bbenedette" è sistemato su un altarino davanti un'immagine di S. Urbano. Il secondo carro trasporta un letto completo di ogni biancheria che il Banderese userà per riposarsi nei giorni che abiterà nel paese. Il terzo carro è del Vino viene riempito con botti e fiaschi in terracotta dentro cui si trasporta il vino che verrà consumato nei banchetti e durante le sfilate. Il quarto carro è della Legna viene riempito di fascine e rami necessari a tenere accesi i fornelli, allestiti in locali adiacenti la sala che ospiterà i Banderesi nei lunghi pranzi, dove verranno cucinate la prelibate pietanze della tradizione gastronomica locale.
Dopo i carri del Banderese, vengono i carri allestiti dalle contrade. Questi ultimi rappresentano scene di vita contadina, o cose attinenti all'epoca.
I canestri
E' tradizione che ad iniziare il corteo dei canestri infiorati siano due donne che portano sul capo due canestri colmi di uova, rispettivamente ornati da nastri rossi ed azzurri. Sulle uova si poggiano due cappelli con pennacchi. Gli stessi cappelli saranno indossati dai figli del Banderese durante i riti.
Davanti ai carri sfilano le donne in costume tradizionale, che recano sul capo i variopinti canestri infiorati. Il loro significato racchiude un'antica consuetudine delle contadine di adoperare come semplice mezzo di trasporto il canestro di vimini. Anche nella fuga medievale adoperarono questi rudimentali ed efficaci mezzi di trasporto, recipienti che vennero riempiti di ogni cosa.
In successive rievocazioni, per abbellire le loro strutture, si intrecciarono sopra di essi fiori di carta dai mille colori confezionati artigianalmente secondo una tecnica tramandata di madre in figlia dalle famiglie bucchianichesi, e si riempirono con generi alimentari e di "cancellate", tradizionale dolce locale.
Questi doni sarebbero stati regalati al Banderese in segno di rispetto. Il partecipare con il canestro ha un significato profondo di amicizia, di rispetto e di buon vicinato che rimanda al senso comunitario della civiltà contadina. E per questa ragione che sfilare col canestro è un atto spontaneo, di gratificazione a chi per quell'anno ha provveduto alla grande celebrazione. L'addobbo è strettamente personale e legato alla più svariata fantasia; tuttavia vi sono motivi ricorrenti, in apparati decorativi e tipi di fiori di carta, che mostrano una comunanza di apporti che affonda nell'incontaminato mondo rurale.
Sin dal 1947 i canestri erano preparati dalla famiglia del Banderese in numero sufficiente a trasportare gli oggetti necessari per i pranzi.
Il “Vitello di Sant’Urbano”
E' detto "vitello di S.Urbano" quello fatto allevare dal Banderese e che sfila in corteo adornato con finimenti, fiocchi rossi gualdrappa su cui è scritto "Viva S.Urbano". In questo simbolo possiamo notare il carattere propiziatorio di stampo pagano della festa.
Il cerimoniale
Domenica precedente al 23 maggio. Fuga della campagna.
Questa prima giornata, rievoca la fuga della popolazione dalla campagne. L'aspetto storico si unisce a quello folcloristico, in un'insieme di canti, suoni e colori che fanno del corteo festoso, uno degli spettacoli più belli ed importanti del centro Italia.
Da tutte le contrade partono cortei per l'incontro con il gruppo del Banderese. Per motivi di carattere organizzativo, i singoli cortei ed i carri, si incontrano nel campo sportivo, dove si sistemano secondo l'ordine stabilito dalla classifica finale della giostra cavalleresca "Festa dei Banderesi" tenutasi in precedenza. Dalla classifica è escluso il Banderese che sfila sempre per primo. Una volta giunti al campo sportivo il corteo della campagna si sistemerà nel seguente modo: il vitello infiocchettato di rosso, che è allevato dal Banderese e che verrà macellato la sera. Il Banderese, la sua famiglia e il suo parentado, invitato sino al 7° grado. Il quadro del Santo, e dietro sfila religiosamente il parentado intonando canti in dialetto (da notare la melodia e il genere da "pellegrinaggio" tramandati di padre in figlio). Successivamente la doppia fila dei canestri infiorati (di tutte le contrade) preceduti dai due ricolmi di uova rispettivamente con fiocco rosso e azzurro con pennacchi di piume (per tradizione presenti da sempre). Dopo i canestri i carri. I primi 4 carri sono quelli a tema stabilito dalla tradizione, rispettivamente: il carro del Pane, il carro del Letto, il carro del Vino e il carro della Legna; nel primo si trasporta l'immagine del santo ed il pane che verrà consumato nei banchetti dal gruppo festivo, nel secondo il letto che il Banderese userà per riposarsi durante la permanenza nei locali comunali, nel terzo si trasporta il vino per i banchetti e nel quarto la legna necessaria ad alimentare il fuoco dei fornelli, tenuti accesi per la preparazione delle pietanze dei banchetti. Nei pressi del Monumento ai Caduti, avviene l'unione tra il gruppo festivo della campagna e quello del paese, capeggiato dal Sergentiere. Breve sosta in preghiera dentro la chiesa di S.Urbano e subito dopo in piazza una spettacolare "Ciammaichella". Sfilate tutte le contrade, grande spettacolo offerto dai Musici e Sbandieratori di Bucchianico. In seguito, il Banderese e la famiglia scaricano il carro del Pane nei locali comunali, luoghi dove abiteranno sino al giorno 27 maggio.
Il 24 maggio L’apertura della Porta Santa.
In questa giornata il Sergentiere ed i Banderesi, compiono il rito delle entrate, necessario al fine di lucrare l'indulgenza plenaria concessa nel 1801. Un'altra testimonianza dell'origine antica della tradizione.
Dopo un giro completo di tutti i rioni del paese, il corteo si porta nella chiesa di S.Francesco, per la consegna Ramaietto a tutti i Banderesi e successivamente nella cripta della chiesa di S.Urbano, dove viene aperta la Porta Santa, con cerimonia religiosa alla presenza del Sergentiere, del Banderese e del parroco. Ha inizio la cerimonia delle "Entrate". Nel frattempo ha luogo lo scoppio pirotecnico. (Si osserva il percorso del fumo per pronosticare a quale contrada apparterrà il successivo Banderese). Ciammaichella propiziatoria e gioco del “tizzo” in piazza.
Il 25 maggio S.Urbano.
È la giornata che segna l’apice dei festeggiamenti. Cerimonie cavalleresche e religiose, esaltanti e commoventi.
I partecipanti sin dalle prime ore della giornata, indossano il costume tradizionale con le "fascie" rosse e azzurre, ed il pennacchio di piume colorate, confezionato in famiglia secondo un'antica tecnica di annodamento e cucitura. In questo giorno, hanno luogo diverse cerimonie , mentre si compiono 9 nove giri per le vie del paese, secondo un itinerario che corrisponde alle sei porte della cinta muraria. La prima cerimonia è offerta dei ceri nella di S.Urbano, dopo la celebrazione della "Messa dei Banderesi". Successivamente avviene la Consegna dell'arma al Sergentiere in prossimità dell'ingresso della chiesa parrocchiale (S.Francesco). Le "armi sante" sin dai secoli passati venivano portate in processione dai Banderesi. A seguire Consegna dei vessilli e degli anelli, presso la chiesa di S.Urbano. Da questo momento il Sergentiere ed il Banderese montano a cavallo sino al termine della sfilata. Dopo un breve giro avviene la processione con le reliquie del santo. A conclusione dei giri per le vie del paese, il gruppo si ferma in piazza e con scherzose ed acrobatiche movenze riconsegna i vessilli, nelle mani del Parroco e del Sindaco. A seguire un banchetto.
Il 26 maggio. Il ringraziamento o giorno di S.ta Candida.
È la giornata conclusiva, dedita alla preghiera ed al ringraziamento per la riuscita dell'intera manifestazione.
Il gruppo formato dai Banderesi e dal Sergentiere, visita tutte le chiese del paese, sostando in preghiera e lasciando un cero votivo. Successivamente avviene la benedizione dei quattro cantoni. Antonello Antonelli |
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Come ogni anno, a metà maggio si rinnova una tradizione che è rimasta intatta per sette secoli e costituisce uno degli esempi più fulgidi della commistione tra fede e fervore popolare: a Bucchianico, patria di San Camillo de’ Lellis, la cittadina torna in pieno Medioevo e il comando del paese passa nelle mani del Sergentiere e del Banderese. La “Festa dei Banderesi”, che quest’anno inizia il 18 maggio, è una rievocazione storico-folkloristica che trae origine da un fatto d'arme, accaduto a Bucchianico nel Medioevo. La tradizione vuole, che, intorno agli anni del 1300, quando in Abruzzo Citra erano numerosi i centri comunali, forti di un'autonomia elargita dal potere regio, Bucchianico sia stata minacciata dalla vicina città di Teate, l'attuale Chieti.
Da allora i bucchianichesi quale segno di riconoscenza per Sant'Urbano, decisero di rievocare l'accaduto, ogni anno. Così è avvenuto. La rievocazione si è tramandata di padre in figlio, attraverso il racconto orale, per generazioni di generazioni di famiglie, ed è arrivata sino ai nostri giorni.