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Parrocchia
XIV del tempo ordinario | XIV del tempo ordinario |
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| Scritto da Angelo Giordano | |
| domenica 06 luglio 2008 | |
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XIV del tempo ordinario
« Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli …»
Vangelo Mt 11, 25-30
Spesso Gesù parla dei piccoli, dei poveri e di altre situazioni umane e sociali negative, in modo positivo, li chiama beati, li chiama eletti, ereditari del regno di Dio. Tuttavia Gesù quando parla di piccolezza non allude certamente a caratteristiche fisiche o intellettive. La piccolezza sta nel riconoscersi piccoli davanti a Dio, sta nell’avere l’umiltà di accettare, di far posto a Dio nella vita. La piccolezza sta nell’abbattere la muraglia egoistica per contemplare l’incontro con il padre. Quanti ostacoli vengono opposti a questo incontro! Non si parla di attacco alla sapienza e all’intelligenza umana ma è una sfida che proprio l’intelligenza deve operare, quella di aprirsi ad una fiducia cieca di fronte a Dio. La fede certamente non esclude la parte intellettiva dell’uomo che, come ricordano vari documenti della chiesa, certamente è un mezzo validissimo per tentare di capire, di intravedere il mistero. Ma, come abbiamo letto, non solo l’uomo vuol comprendere Dio; Dio stesso si avvicina all’uomo. In questa situazione l’uomo è chiamato a fare una sorta di rinuncia, o falsa rinuncia: considerarsi uomo, con tutta la grandezza e piccolezza che questo termine comporta quindi, considerarsi creatura. Certamente non è semplice entrare in questa dinamica, non è semplice accettare di essere in fondo creature, non è semplice perché probabilmente la parte di egoismo che ci fa apparire onnipotenti è difficile da scalfire. Non esiste un trucco per credere, bisogna attivare quella parte dell’uomo costituita da intelletto e volontà per cercare Dio, ci si accorgerà, come afferma S. Agostino, che in fondo Lui cerca noi.
«Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».
Il pregiudizio di considerare il lieto annunzio evangelico come una sorta di “codice penale”, frutto di un determinato periodo storico, domina nelle menti di molte persone, di molti giovani. L’amare comporta sacrificio, è vero, ma quanto ne comporta l’egoismo! La differenza sta che il frutto dell’amore procura una gioia indicibile. La vera oppressione probabilmente non è il Vangelo, la vera oppressione è chiudersi a ciò che veramente realizza l’uomo, “essere sapienti e intelligenti”, nel senso di essere autosufficienti di fronte a Dio. Angelo Giordano |
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