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Halloween tra gastronomia e tradizione PDF Stampa E-mail
Scritto da Maria Campitelli   
venerdì 31 ottobre 2008
«E se la fatal notte cade il 31 contate i giorni che mancano uno per uno.
Affrettatevi, dunque, mostriciattoli e pipistrelli
a indossare maschere e neri mantelli:
il conto alla rovescia è cominciato
1, 2, 3 HALLOWEEN è arrivato!»
 
(Filastrocca di Halloween)
 
Siamo giunti alla notte più “orrorifica” dell’anno, e come da tradizione, anche in Italia ci si appresta a festeggiare Halloween, festa di importazione americana ma con origini europee.
Halloween è la contrazione dell’espressione ALL HALLOW’S EVEN: sera della Festa dei Santi.
L’origine della festa si perde nella notte dei tempi; nel 2300 a.C. i Celti usavano festeggiare il Samhain, capodanno celtico che decretava il passaggio dalla stagione calda alla stagione fredda e ricadeva nella notte a cavallo tra il 31 ottobre e il 1 novembre.
Una credenza celtica affermava che il 31 ottobre Samhain, Dio delle Tenebre, richiamasse a sé gli spiriti dei morti e che questi, per una notte, potessero tornare sulla terra e riunirsi ai viventi. Ciò era possibile perché sarebbe venuto meno il confine tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti.
Per allontanare gli spiriti, nei villaggi si spegnevano i focolari domestici che venivano riaccesi solo il mattino seguente. Spegnere il fuoco simboleggiava l’arrivo della parte oscura dell’anno e riaccenderlo la speranza e la fiducia per l’arrivo del nuovo anno.
Il legame tra il regno dei morti e il regno dei vivi è tuttora presente nella cultura contadina. In diverse regioni d’Italia, Abruzzo compreso, la tradizione vuole che si lascino piatti ricolmi di pietanze per i defunti che tornano a far visita ai propri cari. Numerosi sono i cibi della tradizione, come le fave, legumi sacri ai Romani in quanto contenevano l’anima dei defunti.
In Lombardia si preparano le “Oss de mort” le Ossa dei morti: dolci fatti con pasta e mandorle tostate, cotti al forno, di forma bislunga e al sapor di cannella.
In Sicilia “le Mani”: un pane modellato in forma di un unico braccio che unisce due mani. “Il pane dei morti” è un pane di forma antropomorfa che originariamente si pensava fosse un’offerta alimentare alle anime dei parenti morti.
La tradizione del “trick or treath”, ovvero del girare per le case, è presente già da tempo anche in Abruzzo: diffusa è l’usanza della questua fatta da schiere di ragazzi che vanno di casa in casa domandando offerte per le anime dei defunti. Ad esempio a Pettorano sul Gizio (AQ) si canta questa canzone:
“Ogge è lla feste di tutte li sande:
facete bbene a st’aneme penande
se vvu bbene de core me le facete,
nell’atre monne le retruverete”.
Nella nostra regione diversi sono gli appuntamenti per festeggiare la notte del 31 ottobre: a Civitella del Tronto, in provincia di Teramo, presso la fortezza Borbonica che domina il borgo, c’è una grande festa con spettacoli di animazione per bambini fino alle ore 21, e per i più grandi fino a tarda notte.
A Capestrano, in provincia dell’ Aquila, c’è la “Sagra della Bettola”: rievocazione storica del locale all’aperto destinato in passato ad accogliere i mercanti che si recavano a Capestrano per la fiera del 1 novembre. Nella rievocazione notturna è possibile degustare prodotti tipici della tradizione.
Per chi volesse spingersi fuori regione, consiglio la festa di Halloween che si svolge a Triora in provincia di Imperia. Il borgo di Triora conta 420 abitanti, si trova a 780 m s.l.m ed è chiamato il “paese delle streghe”. Nel lontano 1500, precisamente tra il 1587 e il 1589, furono istituiti processi di stregoneria e diverse donne furono condannate al rogo, accusate di provocare pestilenze, uccisioni di bestiame etc. Oggi nei vicoli illuminati da zucche e candele, tra figuranti in costume e gruppi folk si può assistere all’elezione di miss e mister stregone.
 
Curiosità: sapete perché i colori simbolo della festa di Halloween sono l’arancio e il nero?
Perché l’arancio simboleggia la mietitura e la fine dell’estate e il nero l’arrivo della stagione delle tenebre.
 
Maria Campitelli
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