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Chiesa di Santo Stefano protomartire
Nessun documento civile od ecclesiastico è giunto fino a noi relativo alla fondazione della chiesa madre di Santo Stefano. È da credere, comunque, che non appena intorno alla rocca medioevale si insediò un primo consistente nucleo di abitanti
CHIESA DI SANTO STEFANO PROTOMARTIRE
Nessun documento civile od ecclesiastico è giunto fino a noi relativo alla fondazione della chiesa madre di Santo Stefano. È da credere, comunque, che non appena intorno alla rocca medioevale si insediò un primo consistente nucleo di abitanti, questi sentirono la necessità di erigersi un loro tempio che intitolarono al Protomartire della fede cristiana, come tante altre chiese sorte nel Contado Teatino fra la fine del primo e 1’inizio del secondo millennio dopo Cristo. Dopo essere stata governata per qualche secolo da un rettore, nei primi anni del XVI secolo (probabilmente nel 1515 in concomitanza con la creazione della Diocesi di Lanciano) raggiunse la dignità di arcipretura. I1 primo arciprete di cui abbiamo notizia è don Camillo Savino che figura tra i testimoni intervenuti alla stesura di un atto di vendita rogato in Castel Nuovo il 15 ottobre 1531. Di pari passo con il crescere di importanza della chiesa andarono aumentando i suoi beni; tanto che già nel sedicesimo secolo possedeva, secondo 1’uso del tempo, alcune case, una di residenza dell’arciprete e le altre date in affitto, molti terreni, censi, lasciti e rendite varie. Era anche ricca di non poche opere d’arte delle quali non resta, purtroppo, che il ricordo. Apprendiamo da A. L. Antinori che “nel 1400 dall’artefice Niccolò della Guardia si fece in bel lavoro di basso rilievo d’argento il quadretto della pace da porgere a baciare al popolo in essa chiesa”. Salvo un errore di data da parte dell’insigne storico, peraltro da escludere, ad eseguire 1’opera dovette essere quel Nicola da Guardiagrele universalmente conosciuto come il maggior esponente dell’oreficeria abruzzese. Molte erano anche le tele, le statue scolpite in legno, le suppellettili preziose che ornavano le sue ben undici cappelle, come si rileva dagli atti di santa visita da parte dei vescovi. Si è gia detto che durante il diciottesimo secolo Castel Nuovo subì un radicale rinnovamento edilizio. A questo fervore non scamparono le chiese fra le quali, naturalmente, quella di Santo Stefano. Si legge, in proposito, nella “risoluzione” del Parlamento dell’Università adottata il 16 novembre del 1749 che “la matrice chiesa sotto il titolo di Santo Stefano Protomartire essendo incapace per il popolo cresciuto, oltre 1’esser mal ridotta avendo forma piuttosto di fenile che di chiesa, vi sarebbe un benefattore il quale vorrebbe contribuire nella spesa, assistenza ed altro, purché codesta Università ed i di lui cittadini contribuissero nella cava delle pietre, trasporto di esse, trasporto de’ mattoni, calce, arena, travi, acqua, con prestare anche la dovuta assistenza, essendosi anche provveduto da perito prattico alla considerazione della spesa per il lavoro faciendo e per il materiale vi vuole... Onde essendo, utile a questo publico 1’offerta data, di avanzo all’onor di Dio e di commodo a ciaschedun cittadino... essendo ogni filio obligato ad aggiutare la propria madre... risolvino le Signorie Vostre se intendono di quella abbellire ed ingrandire...Vuole la tradizione che l’architetto del nostro maggior tempio sia stato il Vanvitelli: ma sembra quanto meno strano che un nome tanto prestigioso sia potuto sfuggire alla mente del Bocache che parla, genericamente, di un “celebre architetto”. Con maggiore credibilità si potrebbe fare il nome di Mario Gioffredo, allievo del Vanvitelli stesso, che in quegli anni stava realizzando a Vasto la chiesa di Santa Maria del Carmine.L’interno è ampio e solenne. Dopo che fu abbandonato il progetto di dotarlo di pitture per una spesa di 300 ducati, ritenuta eccessiva, fu decorato a stucchi nei primissimi anni dell’800; cosicché essa non possiede che poche pale d’altare su tela, alcune provenienti dalla chiesa preesistente, altre dovute quasi certamente a Giuliano Crognale, pittore nato a Castel Nuovo nel 1770 e quivi morto nel 1862. Mostra nella sua sobrietà un chiaro precorrere il ritorno al classicismo. Solo il portale, pur con le sue “linee di estrema purezza ed eleganza”, è ancora barocco. Si potrebbe, in proposito, pensare che sia stato riutilizzato un manufatto gia appartenuto al vecchio edificio. La costruzione della chiesa si protrasse per molti anni; essa, infatti, fu consacrata ed aperta al culto solo nel 1780. Si conserva in buone condizioni l’antico fonte battesimale qualicato dal Verlengia “originale e vigorosa scultura in legno di carattere abruzzese, riferibile alla fine del secolo XVI”. La chiesa è provvista di un grande organo eseguito quasi certamente da Quirico Gennari di Lanciano agli inizi del secolo XIX. Nell’archivio parrocchiale, andate disperse le antiche carte che a testimonianza dell’Antinori vi erano custodite, restano i soli registri parrocchiali; i più antichi di essi risalgono al sedicesimo secolo.
Michele Scioli (Da “APPUNTI DI STORIA”) |